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Swisse Mark Webber Tasmania Challenge – 2011 12 – report di Marco Ponteri

Il Team italiano Pirelli conclude in classifica la dura competizione.
Le Adventure Race a stages sono sempre più diffuse e tra queste la Tasmania Challenge spicca per l’ambiente straordinario, l’impeccabile organizzazione e soprattutto il fine di beneficenza per cui è organizzata. Cinque giorni di gara, 70-90 km al giorno da percorrere in orientamento con carta e bussola, correndo, pedalando in mountainbike, pagaiando su kayak in oceano e fiume, nuotando e calandosi da spettacolari dirupi.

Strutturata con soste notturne e possibilità di dormire e nutrirsi in modo adeguato per ripartire all’alba del giorno successivo. 30 squadre internazionali in una gara velocissima dominata da leggende del triathlon australiano come Guy Andrews in squadra con Mark Webber (secondi classificati). Il team italiano composto da Marco Ponteri e Telemaco Murgia ha pagato la disomogeneità nell’esperienza in gare a stages.

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Avendo già gareggiato in competizioni dello stesso formato come la AbuDhabi Adventure Challenge negli Emirati Arabi Uniti e avendo raggiunto un secondo posto alla Tantauco Exploration Race quest’anno in Cile (http://vimeo.com/34518849 ) mi sono preparato in modo ottimale. Il mio compagno di squadra Telemaco, insuperabile in gare avventura non-stop si è trovato spiazzato di fronte alla velocità delle sezioni ed alla possibilità di recupero degli avversari nei riposi notturni.

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Il team Pirelli ha dovuto quindi abbandonare i sogni di gloria pur venendo ripagati dai territori unici attraversati. La gara è iniziata nella Freycinet peninsula, uno spettacolare promontorio su una candida spiaggia frequentata da wallabies (piccoli canguri). Uno start velocissimo con un orientamento fine su brevi distanze ha portato gli atleti a dover testare la temperatura dell’oceano battuto dalle correnti antartiche, con un punto da raggiungere a nuoto.

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Quindi la prima sezione di 10 km in kayak oceanico in acque cristalline, seguita da 35km di pedalata attraversando foreste di eucalipti. Lasciate le mtb il team italiano ha avuto i primi problemi di corsa sulla ascesa di 450metri per raggiunger la cima rocciosa del Mont Amos, punto di partenza della prima calata su corde. I ritmi serrati e la verticalità dell’ascesa hanno portato grossi problemi fisici a Telemaco che pur trovandosi nella condizione di fermarsi, ha proseguito rallentando però il ritmo.

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Riusciti a rispettare nonostante tutto i cancelli orari il Team Pirelli è partito per la corsa orientamento facoltativa verso la spettacolare Wineglass bay che ha ripagato gli sforzi con panorami mozzafiato. L’ultima sezione di 8km in kayak con sbarco per una sezione intermedia di orientamento fine ha portato le squadre all’arrivo del primo giorno. Undicesimi in classifica, una prestazione non entusiasmante che mi ha fatto abbandonare ogni prospettiva di buon piazzamento.

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Ricondotti al confortevole lodge sul mare abbiamo cenato e dormito per spostarci il mattino seguente alla partenza della seconda giornata sulla Tasman Peninsula. Uno spostamento di 20 km su gommoni ad alta velocità ci ha fatto gustare le spettacolari scogliere sull’oceano della penisola per farci partire con una sezione di nuoto in acque freddissime a 500 metri dalla costa sino ai kayak sulla spiaggia. La pagaiata successiva ci ha portato lungo coste spettacolari al capo di Mitre Rock un monolite verticale di 150 metri emergente dall’acqua intorno alle quali nuotano esemplari di Leoni marini australiani.

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Non curandosi dei ritmi piuttosto lenti a fronte dei cancelli orari stretti, il team Pirelli ha proseguito per la sezione di 20 km di corsa facoltativa attraversando una foresta temperata incontaminata con tratti a bordo di strapiombi sull’oceano. La successiva sezione facile di mountainbike si è conclusa nei pressi del sito storico di Port Arthur, dove abbiamo percorso in lungo e in largo in una sezione di orientamento le rovine della più dura colonia penale di tutti i tempi, la Tasmania infatti è stata sin dall’inizio della colonizzazione luogo di segregazione e lavoro per detenuti del vecchio mondo.

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Perso il primo cancello orario della gara abbiamo saltato una sezione di kayak proseguendo di corsa sino all’arrivo, anch’esso su una scogliera a picco sull’oceano. Manteniamo invariata la nostra posizione in classifica e mi rassegno definitivamente al risultato mediocre confortato da questi territori sensazionali popolati da una sbalorditiva flora e fauna.

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Siamo più veloci in questa sezione ma perdiamo di nuovo ritmo nella successiva tappa in mtb. La pedalata è interrotta da un guado di 100 metri che attraverso prima a nuoto per andare a recuperare due kayak sull’altra sponda, una volta ritornato carico le bici e Telemaco per concludere l’attraversamento e poter proseguire in mtb sino alla successiva transition-area dove prendiamo il nostro kayak.

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Al luogo incantevole si aggiunge la magia di un gruppo di delfini che saltano in lontananza quando lasciamo la spiaggia. A fine giornata lasciate le pagaie e riprese le bici un temporale ci coglie lasciandoci a fine giornata bagnati ed infreddoliti ma presto ristorati quando ricondotti al campo tende.
Il quarto giorno di gara si svolge nel parco nazionale delle Hartz Mountains, una partenza di corsa che ha offerto a tutte le squadre non pochi problemi di orientamento. Ormai al quarto giorno di gara, con un ritmo da me vissuto come frustrante, non ho saputo resistere alla tentazione di testarmi con i team di testa contravvenendo al regolamento e allo spirito di queste gare lasciando indietro il mio compagno per alcuni tratti e seguendo a ruota i team più forti. Nella sezione di corsa ho quindi tenuto il ritmo dei secondi classificati valutandomi un 10% più lento ma mantenendo senza problemi il ritmo dei terzi classificati. Aspettato il compagno abbiamo quindi dovuto tagliare due cp facoltativi per poter restare nei cancelli orari, tra questi con rammarico l’Hartz Peak a 1255 metri.Abbiamo quindi proseguito in una lunga e veloce pedalata di 55 km attraverso altopiani e valli del Parco Nazionale durante la quale mi sono testato con il team vincitore anch’esso un 10% più veloce ma ancora non avendo alcun problema a seguire il ritmo di pedalata dei quarti classificati. Lasciate temporaneamente le bici al punto di transizione ci siamo incamminati verso la seconda spettacolare calata su corda e di nuovo in mtb abbiamo raggiunto l’imbarco dei 15 km di kayak su fiume di II grado che hanno concluso la giornata.
Trasferiti al lussuoso West Point hotel abbiamo passato la notte ad Hobart, capitale della Tasmania, che insieme alle colline circostanti è stato il territorio dell’ultima giornata di gara. Una rogaine di 6 ore di tempo per raggiungere nove punti di controllo spostandosi e dovendo raggiungere obbligatoriamente almeno un punto di corsa, con mtb e kayak.

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Decidiamo di raggiungere il maggior numero di punti possibile in kayak, disciplina in cui siamo meno lenti e procedendo in mtb con una buona strategia riusciamo a raggiungere tutti i i checkpoint e concludere con mezz’ora di anticipo.
La Mark Webber Tasmania Challenge ha raccolto più di 100.000 dollari a fini di beneficienza e si propone nel 2012 di ritornare più entusiasmante che mai spostandosi verso zone più interne e remote dell’isola. Il mio sogno è di poter tornare con un team Pirelli più competitivo e poter concludere sul podio, obiettivo sicuramente alla portata in un team omogeneo. Grazie alla Pirelli che ci ha trasportato e supportato in questa impresa, grazie a Rewoolution il cui abbigliamento di lana si è mostrato perfetto per le Adventure Races anche in ambienti caldi; grazie alla Legend paddles che ci ha permesso di pagaiare al massimo con i suoi 750 grammi per pagaia.

 

 

www.markwebbertasmaniachallenge.com
www.pirelli.com
www.rewoolution.it
www.legendpaddles.co.nz

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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